Le origini di Mantova
Dalla fondazione ai nostri giorni.
Il mito della fondazione della città è legato a doppio filo con la storia della profetessa Manto, che la tradizione greca vuole figlia dell'indovino tebano Tiresia. Le vicende narrate nel mito vedono una dicotomia di questo personaggio (come anche accadde per quello di Longino): fonti greche narrano che Manto, fuggita da Tebe, si fermò nell'attuale Turchia; altre invece descrivono il suo arrivo, dopo lungo errare, nel territorio, allora completamente palustre, che oggi ospita la città. In questo luogo creò un lago con le sue lacrime; secondo la leggenda queste acque avevano la magica proprietà di conferire capacità profetiche a chi le beveva. Manto avrebbe incontrato e sposato la divinità fluviale Tybris (il Tevere) re dei Toscani, e il loro figlio Ocno (detto anche Bianore) avrebbe fondato una città sulle sponde del fiume Mincio chiamandola, in onore della madre, Mantua. Questa versione mitica della fondazione della città di Mantova è riportata nell'Eneide di Virgilio. Secondo un'altra teoria, Mantova trae l'origine del suo nome da Manth, dio etrusco, signore dei morti del pantheon tirreno.
Il mito della fondazione di Mantova trova spazio anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri nel XX Canto dell'Inferno, nel quale Dante stesso e la sua guida mantovana Virgilio incontrano gli indovini. Proprio indicando una di queste anime, Virgilio descrive i dintorni della città, il Lago di Garda ed il corso del Mincio che si tuffa nel Po a Governolo per affermare, riferendosi alla leggenda dell'indovina Manto: « Fer la città sovra quell'ossa morte; e per colei che 'l loco prima elesse, Mantüa l'appellar sanz'altra sorte. »
Le origini etrusche e la città romana
Il primo villaggio risale a circa il 2000 a.C.; in seguito, l'area venne abitata dal popolo degli Umbri. Nel VI secolo a.C. si sviluppò la città etrusca all'interno di un territorio dove numerosi sono i siti archeologici con tracce della civiltà etrusco-padana, il più importante dei quali è il Forcello, nel vicino comune di Bagnolo San Vito. Dopo la dominazione dei Galli Cenomani vi fu la conquista dei Romani avvenuta nel 214 a.C. La città romana rimase ai margine, secondaria rispetto alle città vicine come Verona e Cremona. Comunque il 15 ottobre del 70 a.C. ad Andes, piccolo villaggio nei pressi di Mantova, nacque Virgilio (Publio Virgilio Marone) e divenne "municipium" dal 47 a.C. Come già nella capitale dell'Impero Romano anche a Mantova giunse il messaggio cristiano. Nel 37 d.C. fu martirizzato Longino, il centurione romano che ferì al costato Gesù e che divenne custode del suo sangue e alcuni anni dopo giunse a Mantova e vi predicò, Barnaba, autore del vangelo apocrifo Gli Atti di Barnaba. La dominazione romana durò per secoli. Una recente scoperta archeologica in Piazza Sordello, il pavimento di una suntuosa domus romana del I o II secolo dopo Cristo, sembra rivalutare l'importanza della Mantua d'epoca romana. Nel 452 a Governolo si svolse il celebre incontro nel quale Papa Leone I fermò l'avanzata verso Roma di Attila, ma il destino di decadenza era ormai segnato.
Il comune medievale
Caduto l'Impero Romano, Mantova fu invasa da Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi. Intorno all'anno mille, Mantova entrò a far parte per lungo tempo dei possedimenti dei Canossiani. Ne fu elevata a capitale da Bonifacio III senza averne in cambio la fedeltà sperata. All'assassinio di quest'ultimo ci fu la successione con la figlia, la contessa Matilde, alla cui morte, avvenuta il 25 luglio 1115, la città si costituì in libero Comune. A capo della gerarchia cittadina era il Vescovo che solo nel 1186 perse la potestas a favore del primo Podestà forestiero, il milanese Attone di Pagano. Dal 1257 il comune verrà guidato da una nuova carica, il Capitano del Popolo. All'interno della città si andarono affermando alcune famiglie, i Bonacolsi, gli Arlotti, i Casaloldi. Dopo conflitti scoppiati tra questi, nel 1273 Pinamonte Bonacolsi iniziò il periodo in cui Mantova fu sotto la guida di una Signoria. I Bonacolsi nel 1308 ottennero il Vicariato Imperiale, istituto giuridico che annullava l'autorità del Podestà e del Capitano del Popolo.